Una brutta (e sfortunata) Salernitana si complica la vita: Salernitana-Cittadella 2017-2018

 

Gentili amici di lotitosantopatron.gq, ben ritrovati a «Fattori imponderabili». A conclusione di una settimana estremamente intensa, tra campo e non, la Salernitana ha fronteggiato il Cittadella per la gara valida per il trentasettesimo turno del campionato cadetto. Colantuono si presenta all’Arechi col 4-3-3 d’ordinanza, composto dagli ormai consueti reparti di difesa e di centrocampo e dal tridente offensivo Rosina-Palombi-Sprocati. Opposto ai granata il Cittadella di Venturato, tra le migliori squadre del campionato per rendimento esterno (9 successi prima della sfida dell’Arechi). La gara parte in un clima surreale: la Curva Sud Siberiano, come da comunicato emesso venerdì, ha deciso di non prendere parte ai primi 15′ di gioco, regalandoci un Principe degli Stadi silenzioso come non mai. Complici anche i problemi fisici di Radunovic e Monaco, quest’ultimo sarà poi costretto ad uscire, il primo quarto d’ora scorre via senza alcunché da segnalare. Nel momento in cui andiamo in pubblicazione ci è impossibile aggiornarvi sulle condizioni del centrale di proprietà del Perugia, dato che nessuno dei tesserati della Salernitana ha avuto la buona creanza di rilasciare dichiarazioni agli organi di informazione, questa volta Sky compreso.

Tornando al match, l’approccio della Salernitana è apparso un po’ troppo timido ed il Cittadella ha avuto buon gioco ad approfittarne portandosi in modo piuttosto agevole sul doppio vantaggio. Se la prima rete è dovuta ad una disattenzione collettiva della retroguardia, con Schenetti abilissimo ad eludere un improvvisato fuorigioco, la seconda è invece il leitmotiv della stagione granata, essendo essa giunta sugli sviluppi di un calcio piazzato. Ci sia consentito sottolineare come, errore di posizionamento di Schiavi a parte, è assolutamente inaccettabile lasciare agli avversari la massima libertà di calibrare il cross non una, ma ben due volte.
Scossa dalla doppietta ospite, la Salernitana si riversa in avanti con maggiore convinzione e produce due ottime occasioni da rete: Rosina, ancora una volta tra i migliori, centra il palo con un delizioso sinistro a giro dopo un elegante manovra di accentramento dalla destra; Sprocati, ancora una volta poco convincente, sfiora la rete con un sinistro a giro da urlo. Nel mentre, l’ultimo anello del tridente offensivo di giornata non dava alcun segno di vita, eccettuato qualche controllo più che approssimativo e un paio di passaggi – uno dei quali avrebbe spalancato una prateria a Sprocati – ciccati. Parliamo, chiaramente, di Simone Palombi, su cui non ci si può esimere da un giudizio. È palese che del bel giocatore di Terni non si è visto ancora nulla, tutt’altro, ma ci sia permesso di spezzare una lancia a suo favore per due ordini di motivi: innanzitutto non crediamo che per un giovane calciatore sia facile calarsi in un contesto che, viste le vicende estive e le ultime dichiarazioni di Lotito, non era proprio quello desiderato; in secondo luogo, e soprattutto, non crediamo che la collocazione tattica sia esattamente quella a lui più congeniale.
Sia ben chiaro che qui nessuno vuole fare l’avvocato delle cause perse, che Palombi in questo momento incarna benissimo, dato che il classe ’96 è al momento improponibile, commette orrori che esulano dal ruolo ricoperto in campo. Inoltre, ammesso e non concesso che Salerno non fosse meta gradita, avrebbe dovuto approcciarsi a questa nuova realtà in modo molto diverso. In conclusione si suggerisce di ritagliargli uno spazio – a livello di minutaggio e, se possibile, di ruolo – molto diverso da quello attualmente riservatogli. La Salernitana, concluso il primo tempo tra rabbia e rimpianti, nella seconda frazione di gioco, nella quale è passata al 3-4-3, si è generosamente (e questo ai calciatori va dato atto) proiettata in avanti alla ricerca quantomeno della rete che accorciasse le distanze. Rete arrivata grazie a Schiavi, abilissimo a girare di testa sul lato opposto un corner battuto dalla destra. Così Sua Maestà e i suoi encomiabili tifosi potevano tornare a sperare in un pari, salvo poi ripiombare nell’incubo: un intervento scomposto di Casasola, che nell’azione di riferimento ha compiuto una miriade di errori di tecnica e tattica individuale e che è parso ancora una volta ben lontano dagli standard delle sue prime uscite in granata, regala un calcio di rigore ai nostri avversari. Tutto finito? Macché. Radunovic, evidentemente posseduto dallo spirito di Adamonis, si tuffa sulla sua sinistra e storna in corner il penalty avversario. Ritrovatasi un’altra volta sull’orlo del baratro ed uscitane di nuovo con la piena possibilità di riacciuffare il pari, in molti hanno pensato che il 2-2 potesse divenire realtà. Peccato però che i granata, in un singolare paradosso, abbiano esaurito la propria spinta propulsiva proprio nel momento in cui sarebbe stato più verosimile premere sull’acceleratore. Un ruolo chiave in tutto questo lo ha svolto l’uscita prematura dal campo del migliore dei nostri, quel Rosina sul cui conto si è creato un altro mistero: è uscito per scelta tecnica o perché non ne aveva più, al punto da chiedere il cambio? Un altro giallo gentilmente offertoci dal recalcitrante staff tecnico della Salernitana. Privata della sua fonte primaria di gioco, una Salernitana apparsa in ogni caso fisicamente (agghiacciante lo scarsissimo filtro a centrocampo) e tatticamente inferiore al Cittadella, che con buone probabilità si avvia a disputare gli spareggi promozione, veniva chiusa all’angolo dai veneti e capitolava per la terza volta. Sconfitta tutto sommato giusta per quanto visto in campo, ma che ad un certo punto della sfida sembrava davvero evitabile. Apriamo una parentesi, come pochissime volte è accaduto, sulla direzione arbitrale. In molti, quando si trovano a dover analizzare la prestazione del direttore di gara, spesso si focalizzano, nemmeno a torto, sugli episodi macroscopici e tralasciano quelle scelte che comunque indirizzano le partite. Ci riferiamo alla gestione dei cartellini, che il signor Guccini sembrava aver dimenticato negli spogliatoi, di fatto agevolando il gioco iper ostruzionistico dei nostri avversari. Ciò non vuole essere una giustificazione e né tantomeno ci si vuole arrampicare sugli specchi, a questo provvede benissimo la società, ma sarebbe opportuno affidare le gare del secondo campionato professionistico italiano di calcio a dei fischietti all’altezza e che non abbiano il timore di espellere il capitano avversario per doppia ammonizione. Parafrasando Buffon, vogliamo qualche arbitro coi bidoni dell’immondizia al posto del cuore, purché competente (in B una vera rarità). Rimettendo alle pagelle la valutazione delle prestazioni dei singoli, anticipando una piena sufficienza per il solo Rosina, ci proiettiamo per un attimo alla sfida col Brescia di sabato prossimo: saremo orfani di Tuia e Minala, diffidati ed ammoniti nella gara odierna. Sarà una gare fondamentale, ben più di quanto si potesse ragionevolmente pensare e sperare nelle settimane scorse. La situazione è ancora sotto controllo, ma non si può più sbagliare. E allora forza Salernitana, a prescindere dai direttori d’orchestra. E ora spazio alle pagelle e al tabellino.

 

Radunovic 6,5 – paradossalmente non è molto impegnato. Incolpevole sulle reti, si esalta sul rigore di Salvi.

Casasola 5 – dimostra ogni giornata che passa che quello di terzino destro non è proprio il suo ruolo congeniale. Le cose non cambiano quando passa sul centrodestra della retroguardia a 3 ridisegnata da Colantuono. Tragicomico nell’azione che causa il rigore.
Tuia 5,5 – il capitano non abbandona la nave ed inevitabilmente naufraga con essa. Fa vedere cose più e meno buone, senza filtro a centrocampo è difficile per tutti. Molto ingenua, anche se giustificabile, la reazione che gli costa il giallo e la conseguente squalifica per il prossimo turno.
Monaco s.v. – stava facendo bene, si infortuna troppo presto.
Vitale 5,5 – anche per lui una prestazione tra alti e bassi: generosissimo in fase di spinta, nel primo tempo ha un paio di iniziative eccellenti che gli avanti granata non concretizzano; molti dolori in più in fase difensiva, con qualche responsabilità di troppo sul terzo gol.
Minala 5 – partito benino, cala alla distanza. È nel mirino della critica, forse in modo un po’ ingeneroso. Non neghiamo che le sue prestazioni siano deludenti da un bel po’, ma gli va concessa la cospicua attenuante della pressoché totale assenza di qualsivoglia alternativa credibile che possa farlo rifiatare. Intanto, dopo il turno di riposo solo abbozzato con la Cremonese, la prossima lo vedrà necessariamente appiedato per squalifica.
Ricci 5,5 – la diatriba sul ruolo è risaputa e forse fin troppo inflazionata. Anche lui, notoriamente già non rapidissimo di base, lamenta un po’ di usura.
Kiyine 5,5 – ancora sottotono. Sballottato di qua e di là anche oggi, fa qualcosina in più da tornante di destra del 3-4-3 del secondo tempo.
Rosina 6,5 – volenteroso, grintoso, responsabilizzato. In una parola: leader. Centra un palo clamoroso nel primo tempo; nel secondo scodella degli invitanti palloni in mezzo, ma nessuno sa approfittarne. Esce col giallo. Spiegazione cercasi.
Palombi 4,5 – un’altra pessima prestazione. Non è una prima punta, probabilmente non lo sarà mai. È entrato in un tourbillon piuttosto pericoloso. Ci vorrebbe un episodio per sbloccarsi, ma fin quando non ne crei nemmeno i presupposti è molto difficile che possa accadere.
Sprocati 5 – luci e ombre anche per lui. Mezzo voto in meno della media per via anche delle aspettative che riponiamo su di lui e per un atteggiamento apparso un po’ troppo indolente. In più spreca anche una grande occasione a tu per tu con Alfonso.
I SUBENTRATI
Schiavi 5,5 – svagato sulla rete del raddoppio ospite, ha però il merito di accorciare le distanze. Fa anche in tempo a causare un rigore che solo il pessimo direttore di gara non vede. Con l’uscita di Rosina viene responsabilizzato in impostazione, purtroppo con esiti rivedibili.
Rossi 5,5 – non sfrutta una buona occasione in tuffo di testa. Per il resto si batte, purtroppo con scarso costrutto.
Bocalon s.v. – tocca pochi palloni.
L’ALLENATORE 
Colantuono 5,5 – l’atteggiamento della squadra è un po’ troppo remissivo. La sostituzione di Rosina lascia più di un dubbio. Non sapremo mai quanto è dovuto a lui e quanto a cause altrui o di forza maggiore, dato il silenzio in cui si è chiuso.
L’ARBITRO
Direzione molto negativa del signor Guccini, che indirizza la gara con una gestione dei cartellini da vero dilettante. Voto: 4,5.
IL TABELLINO

SALERNITANA (4-3-3): Radunovic; Casasola, Tuia, Monaco (22’ pt Schiavi), Vitale; Minala, Ricci, Kiyine; Rosina (29’ st Bocalon), Palombi (12’ st Rossi), Sprocati. A disp. Adamonis, Mantovani, Signorelli, Della Rocca, Akpa Akpro, Orlando, Di Roberto, Asmah, Russo. All: Stefano Colantuono

 

CITTADELLA (4-3-1-2): Alfonso; Salvi, Scaglia, Varnier, Benedetti; Bartolomei, Iori (18’ st Pasa), Settembrini; Schenetti; Kouame (37’ st Vido), Arrighini (29’ st Strizzolo).  A disp: Paleari, Lora, Chiaretti, Pezzi, Adorni, Maniero. All: Roberto Venturato

 

ARBITRO: Sig. Francesco Guccini di Albano Laziale (Rossi/Vecchi) IV uomo: Nicoletti

 

NOTE. Marcatori: 18’ pt e 35’ st Schenetti (C), 39’ pt Salvi (C), 7’ st Schiavi (S); Ammoniti: Minala, Casasola, Vitale, Tuia (S), Settembrini, Iori, Arrighini (C); Angoli: 5-5; Recupero: 4’ pt – 4′ st; Spettatori: 6717; Al 24’ st Salvi (C) sbaglia un calcio di rigore.

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