La Salernitana va: 4 gol al Brescia in un’altalena di emozioni che può valere la salvezza. Salernitana-Brescia 2017-2018

 

Gentili amici di lotitosantopatron.gq, ben ritrovati a «Fattori imponderabili». La Salernitana era oggi di scena all’Arechi, per una gara che vale una stagione contro il Brescia di Boscaglia.

In un clima disteso, come è buona prassi nel corso di partite le cui contendenti vantano tifoserie tra loro gemellate, ma ben meno caldo che in altre occasioni, i granata arrivavano a questa sfida dopo una settimana interlocutoria.
Se si eccettuano la notizia del cospicuo riavvicinamento tra la Salernitana e Alessandro Bernardini – piombata come un fulmine a ciel sereno e, pare, su preciso diktat di Colantuono – e qualche malumore dopo la brutta sconfitta col Cittadella – che intanto oggi ha regolato il Foggia, di fatto garantendosi un posto ai play-off -, la settimana è volata via così, senza quella eco che una partita in realtà così importante avrebbe assunto in altri contesti.
Sì, perché Salernitana-Brescia era una gara in cui non erano ammessi passi falsi: 3 punti o ci saremmo complicati la vita ancor più di quanto non abbiamo fatto nel corso delle scorse settimane.
Per questo Colantuono, al netto delle pesanti assenze della coppia centrale titolare e di Minala, si affida ai fedelissimi (con MantovaniSchiavi al centro della retroguardia e Odjer a rilevare l’eroe del Partenio) e al collaudato 4-3-3.
L’importanza della posta in palio, al solito, si è fatta avvertire nei primi minuti della sfida, nel corso dei quali la Salernitana è apparsa troppo contratta.
D’altro canto il Brescia, forte di una classifica tutto sommato rassicurante, si è approcciato alla sfida con maggiore serenità e ha avuto una grande occasione con un colpo di testa di Caracciolo efficacemente disinnescato da Radunovic.
I granata, scrollatisi di dosso un po’ di tensione di troppo, hanno poi preso campo, guidati da un Rosina sempre più leader tecnico ed emotivo di questa squadra.
È il fantasista ex Toro a spalancare la via della rete a Sprocati, abile a freddare il portiere avversario con un preciso interno sinistro. L’ala ex Pro Vercelli, che oggi ha festeggiato i 25 anni, si è lasciato andare ad una non-esultanza rabbiosa dopo un periodo grigio in cui era stato messo in discussione un po’ da tutti (non ultimo dal sottoscritto su queste colonne). La rete del vantaggio ha dato maggiore serenità ai granata, che facevano vedere discrete trame di gioco, con Rosina catalizzatore della manovra offensiva. Il merito del numero 10, oltre ad una tecnica individuale inavvicinabile per il 90% dei giocatori della categoria e ad una generosità che molti dovrebbero mutuare, è stato quello di «ripulire» tante palle sporche capitategli tra i piedi, trasformando i rivedibili appoggi dei compagni in suggerimenti chirurgici per i destinatari dei suoi passaggi. Chi ne ha tratto maggiore beneficio è stato Casasola, spesso messo nelle condizioni ideali per dare il suo contributo in fase offensiva.
Da segnalare, già nel primo tempo, una certa sofferenza dei nostri nella chiusura delle vie centrali, dove Ricci ha sofferto la verve di Bisoli e Ndoj sia in fase difensiva che di possesso. I due giovani centrocampisti avversari, infatti, a turno lo prendevano in consegna per non consentirgli di ragionare o ancor prima schermavano la linea di passaggio intercorrente tra il Ricci ed il centrale difensivo granata in possesso di palla, di fatto vanificando l’apporto del numero 27 in fase di impostazione dal basso. Dal punto di vista difensivo, poi, il nostro si è ritrovato spesso a prendere il numero di targa dei più dinamici avversari, creando pericolosi varchi centrali, in una tendenza proseguita per tutta la ripresa e poi proseguita col grave errore in occasione del 3-2 ospite.
Nella ripresa abbiamo invece vissuto sull’altalena, per un 4-2 finale che ci restituisce l’immagine di una Salernitana finalmente prolifica dopo oltre 700 minuti di astinenza da gol su azione e cervellotica nella gestione della gara.
Subito l’1-1 a causa di una grande giocata dell’interessantissimo classe 2000 Tonali, con un Radunovic bruciato e non propriamente esente da colpe, i granata hanno avuto il merito di non essersi disuniti e di aver trovato il nuovo vantaggio pochi minuti dopo, con un Bocalon che – al termine di un’azione fantozziana – ha bucato Minelli dopo 3 tentativi consecutivi piuttosto grotteschi. Arrivava poi il 3-1 su una convulsa azione conclusasi con l’autorete del figlio d’arte Somma, propiziata da un buon cross di Casasola goffamente respinto dal portiere avversario. Tutto finito? Macché, non sarebbe la Salernitana se non si complicasse la vita. Prima Ricci perde maldestramente una sanguinosa palla in uscita, con seguente filtrante per il subentrato Okwonkwo, abilissimo ad approfittare di una grave indecisione tra Popescu e – soprattutto – Radunovic per il parziale 3-2; poi Zito la mette di nuovo in ghiaccio (mai espressione fu più azzeccata), ma ha la brillante idea di Balotellizzarsi in stile Euro 2012, facendosi così espellere per somma di ammonizioni. Errore grave e che ha lasciato i compagni in 10 per un buon numero di minuti, fortunatamente senza conseguenze. Conseguenze che ci sono però per l’imminente turno infrasettimanale, per il quale la Salernitana perde una preziosa pedina in chiave turnover.
Terminata la cronaca di una partita che ci ha lasciato esausti, un po’ come tutta la stagione, si può dire che – fatti i dovutissimi scongiuri – i granata anche quest’anno sono riusciti a conservare la categoria evitando l’appendice post season, sia nella sua accezione più pericolosa che in quella più intrigante, finora mai saggiata da questa squadra. Una stagione, insomma, vissuta a metà del guado, come già capitato nel 2016-2017 e che riteniamo non sia in fondo incoerente con un cammino di crescita progressiva. Crescita progressiva che, però, è chiamata alla prova del nove per la prossima stagione sportiva: un altro anno di abulia, scarsa progettualità e complessivo disinteresse difficilmente verrebbe digerito da una piazza che, con tutti i suoi innumerevoli difetti, ama visceralmente Salerno e la Salernitana e cui anche il più piccolo dubbio di essere la ruota di scorta, la figlia di un Dio minore non può andare giù. Ci siamo già lungamente diffusi in merito alla valutazione della società e, confermando in toto quanto scritto nelle edizioni precedenti, eviteremo di farlo ancora.
Lo sguardo, data una faticosa stagione che volge al termine, non può che essere – anche – rivolto al 2018-2019, dove ci auspichiamo che tutte le componenti del mondo granata sappiano dare un apporto ben più significativo alle sorti della Salernitana. La proprietà sicuramente dovrebbe garantire maggiore chiarezza, presenza e rispetto per la tifoseria, che resta la sola ragione per la quale il calcio esiste ancora e tante persone possono speculare con e su di esso; per restare in tema di speculazioni, ci si augura anche che i soggetti deputati all’allestimento della rosa possano dedicarvisi avendo quale solo ed unico fine il rafforzamento della Salernitana; ma anche alla tifoseria si richiede umilmente maggiore unità di intenti. Una certezza della prossima stagione, al di là di pochi singoli, è il tecnico. Colantuono – pur non essendo stato sempre irreprensibile – è una guida tecnica di assoluto spessore tecnico-tattico e crediamo anche motivazionale, avendo ricondotto Rosina agli antichi splendori e ripescato calciatori che sembravano finiti come Di Roberto. Come detto su altre frequenze (precisamente nel corso della rubrica «Fischio Finale» della testata giornalistica salernogranata.it, condotta da Mario Ruggiero e trasmessa al termine di ogni gara dei granata sulla pagina Facebook della testata, che vi invito a seguire numerosi, dato anche il tanto spazio dedicato ai tifosi), il punto di ri-partenza per la prossima stagione non può che essere Colantuono: gli si dia una rosa all’altezza della sua fama ed un linea con gli obiettivi per i quali è stato abituato a lottare e potremmo divertirci sul serio.
Intanto, però, concludiamo questa stagione, che il primo maggio ci condurrà in quel di Perugia per la sfida con gli umbri guidati dall’indimenticabile Roberto Breda. Giocarla senza troppe ansie è già qualcosa. E ora spazio alle pagelle e al tabellino.

 

Radunovic 5,5 – prodigioso su Caracciolo nel primo tempo, ma impreciso sulla prima rete avversaria e indeciso sulla seconda. Ha dei mezzi importanti, deve però prenderne compiutamente coscienza.

Casasola 6 – spinge tanto e anche piuttosto bene, torna il lottatore ammirato nelle prime uscite in granata. Paradossalmente soffre un po’ di più in fase difensiva, ma limita bene i danni.
Mantovani 6 – tornato dopo 4 mesi di scelte tecniche che non lo hanno premiato, fa il suo senza strafare, contenendo dei brutti clienti come Caracciolo e Torregrossa.
Schiavi 6 – estremamente nervoso e piuttosto falloso, con l’arbitro che non segnala molte sue infrazioni, conduce la nave in porto senza eccessivi patemi.
Vitale 6,5 – soffre il giusto, spinge tanto e non commette i vari errori in disimpegno che ne hanno contraddistinto il girone di ritorno. Finalmente compiutamente positivo.
Odjer 6,5 – col coltello tra i denti, tampona con generosità la scarsa attitudine alla fase difensiva dei compagni di reparto e non disdegna qualche sortita offensiva. Data anche la situazione del centrocampo al 1° luglio, riteniamo sia colui da cui ripartire per il centrocampo che verrà.
Ricci 5 – Ndoj e Bisoli lo prendono in consegna quando ha la palla tra i piedi e lo sovrastano quando partono all’attacco. Da un suo grave errore scaturisce il 3-2 avversario. Colantuono, indispettito, lo avvicenda con Signorelli.
Kiyine 5,5 – bello a vedersi ma sempre un po’ etereo, sembra aver perso brillantezza. Forza troppe giocate e continua a portare troppo palla. Il ragazzo si farà, ma la strada resta lunga e non deve adagiarsi.
Rosina 8 – monumentale. Architrave della manovra, generoso in ripiegamento, tatticamente prezioso. È stato declassato, la fascia da capitano ormai non è attorno al suo braccio da parecchio tempo, insultato, dato per finito (anche su queste colonne) e non ha detto una parola. Per lui ha parlato il campo. Le più vive congratulazioni e scuse, non deve finire qui.
Bocalon 6 – uno la sufficienza a Bocalon la dà pure, perché si batte con tutto quello che ha e perché una rete, fortunosa e che è il manifesto della sua stagione, la segna. Ma va da sé che, se si vuole lottare per obiettivi più prestigiosi, gli fa affiancato un altro centravanti di un certo spessore e va costruita una squadra di altro tipo.
Sprocati 7 – gol, assist, una ritrovata verve. Si sblocca dopo un lungo digiuno e va in doppia cifra, confermandosi nostro miglior marcatore in questo campionato. In occasione del gol non sorride, probabilmente sfoga un po’ di rabbia. Giusto così, ora che si è ritrovato si diverta e ci faccia divertire.
I SUBENTRATI
Zito 6 – la sufficienza per il quarto gol e per aver contribuito a propiziare il terzo. Ma l’ingenuità dell’esultanza se la poteva davvero risparmiare. Non è la prima volta che commette gesti sconsiderati di questo tipo (il rigore contro l’Avellino è emblematico), urge una sanzione.
Popescu 6 – si piazza sul centrosinistra di una sorta di retroguardia a 5 e fa il suo, senza strafare o attaccare briga. Preziosa una diagonale profonda, complessivamente prezioso il suo apporto. Impreciso sul 3-2, ma riteniamo gli errori a monte (Ricci) e a valle (Radunovic) più gravi.
Signorelli 6 – complice la stanchezza avversaria, fa meglio di Ricci, distribuendo palla con ritmi da villaggio vacanze ma saggiamente. Inaspettata la sventola con cui scalda le mani a Minelli sugli sviluppi di una punizione.
L’ALLENATORE
Colantuono 6,5 – comprovata la rivitalizzazione di Rosina, complici anche le assenze non sbaglia l’11 e vince una partita fondamentale. Bene anche coi cambi, viene espulso dall’insopportabile Pilitteri.
L’ARBITRO
Pilitteri si conferma un arbitro inadatto a questa categoria. O forse adatto, visto il livello medio degli arbitri della cadetteria. Voto: 5.
IL TABELLINO
 

SALERNITANA (4-3-3): Radunovic; Casasola, Mantovani, Schiavi, Vitale; Odjer, Ricci (31’ st Signorelli), Kiyine (12’ st Zito); Rosina, Bocalon, Sprocati (23’ st Popescu). A disp. Adamonis, Pucino, Della Rocca, Akpa Akpro, Palombi, Di Roberto, Asmah, Rossi, Novella. All: Stefano Colantuono.

 

BRESCIA (4-3-1-2): Minelli; Coppolaro (19’ st Embalo), Somma, Lancini, Curcio; Bisoli, Tonali, Martinelli (22’ st Okwonkwo); Ndoj (36’ st Furlan); Torregrossa, Caracciolo. A disp. Pelagotti, Spalek, Meccariello, Longhi, Rivas. All: Roberto Boscaglia.

 

ARBITRO: Sig. Luigi Pillitteri di Palermo (Tarcisio Villa/Scarpa) IV uomo: Marini

NOTE. Marcatori: 27’ pt Sprocati (S), 8’ st Tonali (B), 15’ Bocalon (S), 25’ st autogol Bisoli (S), 28’ st Okwonkwo (B), 37’ st Zito; Ammoniti: Ricci, Bocalon, Zito (S), Tonali, Somma (B); Espulso Zito (S) al 38’ st per doppia ammonizione. Angoli: 4-4; Recupero: 1’ pt – 5’ st; Spettatori: 6928; Allontanato Colantuono (S) al 40’ st per proteste.

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